Progetto di restauro architettonico
I criteri della progettazione e le scelte effettuate “per
trasferire sul piano costruttivo le soluzioni spaziali, tipologiche, funzionali,
architettoniche e tecnologiche del progetto” si sono necessariamente
riferiti al “restauro architettonico” e al “rifacimento”.
Infatti per le sale Apollinee e per il foyer e gli atrii d’ingresso
si sono utilizzati criteri strettamente connessi a quanto previsto dalla
disciplina del restauro architettonico.
Si è innanzitutto distinto lo stato di fatto da quello progettuale.
Il primo è stato descritto con tredici tavole in scala 1:50 che
comprendono quattro piante, dodici sezioni e venticinque prospetti esterni
e con numerosi disegni di particolari costruttivi e decorativi in scala
1:10 e 1:1.
Il primo obiettivo di queste tavole è stato l’aggiornamento
e l’integrazione del rilievo fotogrammetrico consegnato come materiale
di base. Tale rilievo era infatti carente sia dal punto vista quantitativo,
perché non erano rappresentate tutte le parti dell’edificio,
sia da quello qualitativo, poiché, trattandosi di un rilievo attento
unicamente alle caratteristiche dimensionali, non presentava indicazioni
sui materiali e sulle caratteristiche tecnologiche e costruttive dell’edificio.
Indicazioni, queste, che non fanno parte dei requisiti di un rilievo fotogrammetrico
ma che costituiscono parte fondamentale della fase analitica del progetto
di restauro.
Sugli elaborati dello stato di fatto sono stati quindi riportati i modi
di realizzazione dell’apparato costruttivo, edilizio, statico, delle
finiture e delle decorazioni. Per fare ciò è stata necessaria
una analisi diretta svolta non solo da architetti, ma anche da tecnici
e artigiani direttamente interessati nelle specifiche categorie d’intervento.
Si è potuto così ottenere un rilievo non solo metrico, ma
anche costruttivo, dove l’indagine diretta del ricercatore e dell’operatore
ha consentito di porre in evidenza la “fabbrica” oltre che
l’“immagine” e la stereometria.
Su questa base sono state svolte le indagini sullo stato di fatto relative
ai dissesti e alle diverse forme di degrado.
Per quanto concerne i dissesti l’indagine ha posto in evidenza come
l’incendio abbia provocato, con la distruzione della maggior parte
delle strutture lignee, il crollo di molte strutture verticali a causa
delle sollecitazioni provocate dalla caduta degli elementi portanti orizzontali.
Nelle strutture verticali è stato inoltre rilevato il degrado dello
strato superficiale della malta di allettamento in calce, sempre a causa
del fuoco.
Per le indagini relative alle forme di degrado, l’analisi macroscopica
ha consentito una conoscenza dettagliata dello stato di conservazione
dei materiali che hanno subito, oltre all’invecchiamento naturale,
anche gli effetti prodotti dal fuoco, dall’acqua salata usata per
lo spegnimento dell’incendio e da quella piovana che ha provocato
gravissimi danni per la mancanza della copertura provvisoria a più
di un anno di distanza dall’incendio.
Come per lo stato di fatto, anche gli elaborati più specificamente
progettuali contengono un duplice ordine di concetti che in questo caso
riguardano le indicazioni di intervento.
I primi fanno riferimento infatti alla conservazione dell’esistente
attraverso una serie di interventi settorializzati sia nelle strutture
che nelle finiture e nelle decorazioni. Anche qui l’intervento si
è rivolto al dissesto e al degrado. In altra parte della relazione
generale verrà dato conto dettagliato dai singoli specialisti (progettisti
o consulenti) di queste modalità di intervento. Qui noi possiamo
anticipare che, per quanto attiene ai dissesti, gli interventi si configureranno
in interventi di conservazione delle strutture superstiti e di ricostruzione
di quelle distrutte con le stesse caratteristiche costruttive di quelle
esistenti: murature in laterizio, solai lignei e tiranti.
Per eliminare il degrado, invece, gli interventi previsti possono così
riassumersi: verranno conservati tutti gli elementi costruttivi sopravvissuti
all’incendio, con prodotti e tecnologie che garantiscono la massima
compatibilità con gli elementi costruttivi e decorativi esistenti,
al fine di non alterare sensibilmente le caratteristiche degli elementi
stessi e delle zone soggette agli interventi.
Per gli elementi lapidei è prevista una serie di operazioni articolate
e leggermente differenziate a seconda delle zone da trattare, con metodi
sperimentati e tendenti ad assicurare il maggior rispetto conservativo
della superficie lapidea e della sua stessa sostanza materiale: le fasi
di intervento si possono descrivere come prefissaggio, pulitura, consolidamento
e protezione.
Gli intonaci esterni più vecchi e quelli che comunque presentano
delle caratteristiche costruttive compatibili con l’immagine dell’edificio,
con il supporto murario e con le condizioni ambientali veneziane, verranno
conservati. Per gli altri si prevede la demolizione e ricostruzione in
marmorino e cotto macinato.
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Relazione di progetto
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