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Le ristrutturazioni e le nuove progettazioni
Riguardo al delicato aspetto del restauro del foyer, delle
sale Apollinee e della sala della platea, l’elaborazione progettuale
è stata preceduta da un accurato percorso di analisi dell’evoluzione
architettonica, artistica e decorativa del teatro, nel quale sono state
considerate tutte le ricostruzioni e le trasformazioni.
Particolare attenzione è stata dedicata all’indagine sulle
tecniche anticamente utilizzate.
Gli interventi di restauro saranno realizzati consolidando ogni reperto
sopravvissuto e riproponendo le decorazioni, eseguite secondo le tecniche
tradizionali. Generalmente la teoria del restauro consiglia di distinguere
le reintegrazioni delle lacune con abbassamenti di tono, presupponendo
che le lacune stesse siano minoritarie rispetto alle parti antiche. In
questo caso, però, le parti antiche sono purtroppo esigue, e il
loro salvataggio ha un senso preciso: trasmettere un messaggio di continuità
al di là dell’evento devastatore, che nessuna ricostruzione
potrà far dimenticare. Perciò il restauro degli elementi
antichi non tenderà all’obiettivo, del resto tecnicamente
impossibile, di farli sembrare nuovi, ma li porterà a integrarsi
nell’insieme come piccole parti “sotto tono”, non per
una scelta, ma per la loro autenticità. Quella progettata, dunque,
è un’immagine in cui l’insieme si presenta piacevolmente
rimesso a nuovo, ma contiene dettagli più o meno ampi che allo
spettatore attento garantiscono la fedeltà della ricostruzione
e documentano la continuità della storia nel suo proprio luogo,
nella sua irripetibile atmosfera: così, grazie a questo atto d’amore
verso i frammenti superstiti, la ricostruzione si differenzia da un’eventuale
copia realizzata lontano da Venezia.
La linea metodologica tenuta presente, nella piena fedeltà al bando
di concorso, si basa sull’interpretazione dell’impianto decorativo
della Fenice, e della maggior parte dei teatri d’epoca, come una
tendenziale ripetizione di vere e proprie “frasi compiute”
e poste in opera con magisteri tecnici che fra loro si compenetrano. Pertanto
prevale una decorazione artigianale di pregio che amalgama il tutto, e
che nell’uso dei materiali tiene presenti più gli aspetti
acustici che gli effetti estetici.
Gli elementi irrimediabilmente perduti che non erano semplicemente decorativi,
ma erano carichi di un’autonoma volontà di espressione artistica,
saranno peraltro oggetto di ulteriore studio.
Particolare attenzione è stata dedicata al delicato intreccio tra
la decorazione, riproposta a immagine dell’esistente, e la componente
tecnico-impiantistica, opportunamente adeguata.
Per la sala teatrale, la sopravvivenza delle mura perimetrali rimanda
necessariamente alla forma antica, studiata per ottenere la migliore acustica.
Il concetto informatore è stato quello di riproporre la sala dei
Meduna non tanto nella sua immagine esteriore, quanto nella specifica
soluzione tecnica, basata sul prevalente uso del legno accuratamente scelto
e sapientemente trattato.
Il foyer e le sale Apollinee
L’intervento di restauro e risanamento conservativo si identifica
con il ripristino di ciò che si è salvato dall’incendio,
o di ciò che è recuperabile: uno dei capisaldi ordinatori
del nostro progetto di ricostruzione. L’intervento di ricostruzione
del teatro prevede la massima conservazione dei resti, in quanto il contenuto
informativo del bene culturale è immagazzinato a diversi livelli
anche nei materiali costruttivi. Le modalità attraverso cui “progettare”
tale conservazione sono passate necessariamente attraverso dettagliate
indagini storiche e analisi chimico-fisiche-meccaniche dei resti, e accurati
rilievi, in completamento delle relazioni tecniche formulate nel progetto
preliminare.
L’analisi delle trasformazioni che coinvolsero in larga parte il
foyer il cui spazio venne raddoppiato rispetto all’originale, affidate
nel 1930 all’ingegnere Miozzi dal Comune di Venezia, divenuto proprietario
del teatro dopo aver ottenuto la cessione dei palchi ancora di proprietà
privata con la clausola di riportarla al suo “aspetto neoclassico”,
oltre a fare comprendere le variazioni distributive e funzionali dell’edificio,
è stata di estremo e necessario aiuto per identificare le datazioni
delle murature delle sale Apollinee, per il puntuale progetto di restauro.
Un preciso rilievo dell’esistente effettuato durante la progettazione
che, correlato allo stato del teatro prima dell’incendio, ricco
di tecniche specificatamente settecentesche tra cui stucco forte o di
gesso riportato che presuppongono interventi successivi, terrazzi alla
veneziana, marmorini o finto marmo, ferro battuto e ottone, cristalli
e vetri lavorati, legno laccato, dorature sia su legno che su stucco,
ha permesso di restituire il valore artistico dell’architettura
e delle decorazioni, la cui consultazione si rimanda alle specifiche relazioni.
La sala teatrale
La sala teatrale di cui non rimane altro che le mura perimetrali, viene
riproposta secondo le tecniche e i materiali utilizzati dai fratelli Meduna
dopo l’incendio dell’Ottocento. Il valore di questa affermazione
viene innanzitutto riconosciuto in quanto l’opera di ricostruzione
va fondata su ciò che si è salvato, poiché lo scheletro
rimasto in piedi rimanda necessariamente alla sua forma precedente come
scrive il Meduna per l’intervento di ricostruzione dopo l’incendio
dell’Ottocento: “Per ottenere dalla forma del Teatro maggiore
risonanza si esegue elissoideo il cielo della sala, e con interposte curve
si tolsero gli angoli rientranti dei palchetti, come intorno al pavimento
nello spazio sotto la platea, che ammettesi influire della sonorità”.
Una struttura in cui tutti i materiali impiegati nella ricostruzione della
sala del Selva sono stati scelti accuratamente come corpi sonori per la
destinazione acustica come più volte il Meduna si sofferma sul
problema del reperimento del legno con le caratteristiche necessarie:
“In una sala teatrale importa molto che l’articolazione e
il suono della voce, la melodia del canto e l’armonia dell’orchestra
si diffondano senza frastuono e gli spettatori in qualunque punto situati
ne sentano bene le consonanze. Colla riedificazione hanno perciò
preceduto le cure per la sonorità. L’acustica ci fa conoscere
i vari fenomeni derivanti dai corpi in vibrazione e le leggi che li regolano;
ma la sola teorica non basta... bisogna ricorrere all’esperienza...
Può riguardarsi la sala siccome la cassa di un grande strumento
musicale... che deve vibrare all’unisono col corpo vibrante. I risultati
acustici si ottengono da un attento esame dei materiali, della loro struttura
e qualità”.
Il Meduna inoltre osserva che “alle pietre e ai metalli essere preferibile
il legno per la più gradita voce che produce, e meglio secco che
fresco e umido; più favorevole se le sue fibre siano rette ed omogenee,
perché allora l’escursione delle molecole eccitate si fanno
uniformemente... e colla maggiore elasticità procedere la maggiore
sonorità...”.
Si è riproposta quindi una struttura prevalentemente lignea che
ricalca l’arte dei maestri d’ascia che conoscevano l’arte
del taglio dei tronchi d’abete, sapevano rispettare le proprietà
del legno, “il corso delle fibre parallele nel senso del loro essere
contenute in un tronco ben tagliato lateralmente si da assumere la forma
di un cilindro e non più di conica tale taglio permette il segmento
delle linee in maniera perfettamente parallela”. Una lavorazione
che si allinea con l’esistente, frutto di un aggiornamento stilistico
in chiave rococò attuata alla metà dell’Ottocento
utilizzando legno laccato piano, legno intagliato sia a nastro sia a tutto
tondo e soprattutto cartapesta, tecnica veloce, d’effetto sempre
dorato e soprattutto compartecipe agli ottimi risultati acustici di cui
era ricca la Fenice.
Il recupero dell’immagine della sala teatrale e dell’atmosfera
che regnava nell’attesa prima della rappresentazione si completa
con la riproposizione del sipario storico, opera realizzata da Antonio
Ermolao Paoletti al tempo dei lavori di ammodernamento e conservazione
del Cadorin, raffigurante Onfredo Giustiniani che porta a Venezia l’annuncio
della vittoria di Lepanto, che sembra celebrare come una specie di bandiera
il perenne risorgere della Fenice.
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Relazione di progetto
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