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Filosofie di progetto e scelte progettuali
La progettazione di una “macchina teatrale”
si identifica con la realizzazione di un meccanismo composto di moltitudini
di persone e artifici che girando insieme hanno la possibilità
di fare percepire i sentimenti umani, ove la loro celebrazione può
diventare estasi o follia che, in grado di creare i miti, ci porta a varcare
le porte della percezione.
Il disegno di una macchina teatrale non può non essere legata all’immagine
di come sarà nell’attimo della rappresentazione, quando l’intonazione
di una sola sillaba di un cantante sarà in grado di emozionare
lo spettatore, quando le sensazioni passeranno dentro la sua schiena:
sarà questo attimo il risultato del complesso del disegno. Un prodotto
di azioni materiali che durante la celebrazione arrivano a toccare il
divino o l’abisso che è dentro l’animo umano.
La progettazione del teatro “com’era e dov’era”
ci riporta subito al rapporto del simbolo con la città di Venezia
e alla sua situazione socio-urbanistica, in bilico tra il monumentalismo
palladiano e l’integrazione architettonica sansoviniana, risvegliando
gli intenti del Selva per dare alla Fenice la massima dignità urbanistica:
“per chi verrà per tale strada, prendendo per punto fermo
l’ultimo arco a San Giminiano delle Procuratie Vecchie, sarà
il Teatro più vicino alla Piazza”.
Nella Venezia città-museo, il teatro si ripropone nella sua immagine
ferma nel tempo, dove la rigidità del restauro ripropone le immagini
del Ritratto di famiglia in un interno, testimone delle generazioni che
si susseguono concatenandosi inarrestabili una dopo l’altra.
Una riproposizione dove la scenografia teatrale diventa finzione come
rifacimento e i colori richiamano le sensazioni di una macchina teatrale
dell’Ottocento; un colore rosso come intende Strehler o un rosa
arancio velato dei velluti, e i colori delle decorazioni che restituiscono
le sensazioni forti delle rappresentazioni operistiche del tempo evolutesi
di pari passo ai progressi tecnici, che arricchirono il repertorio del
teatro con i nomi di Wagner, Mascagni e Puccini, e dell’ultimo Verdi
con Otello e Falstaff, sostituendo la colorazione azzurro acqua marina
che aveva caratterizzato il teatro del Settecento.
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Relazione di progetto
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