| Strutture
lignee
I criteri generali di scelta delle specie legnose,
delle sezioni, delle unioni e delle tecniche esecutive
Già dal sintetico indice risulta chiaro che il legno, sia per la
questione acustica, sia per quella strutturale, ma anche dal punto di
vista della sicurezza all’incendio e della durabilità svolge
un ruolo di primaria importanza nella riedificazione del teatro.
Purtroppo il legno è un materiale del quale si sono persi, per
l’invadenza del cemento armato e dell’acciaio, i codici e
i magisteri. Non solo, ma il moderno ricorso ai nuovi prodotti in legno
(legni lamellari, compensati, parallam, ecc.), che offrono maggiori garanzie,
certificazioni e durabilità, rende estremamente problematico il
reperimento di legno massiccio di grossa pezzatura e di prima scelta non
solo sui mercati nazionali, ma anche internazionali.
Le aste primaverili in corso, se riescono a garantire le quantità
necessarie, non garantiscono però legname con tenori di umidità
(stagionatura) dell’ordine del 12-140/0, soprattutto per il larice,
mentre meno problematico sembra il reperimento dell’abete. Pertanto
le strutture in larice, superata la lunghezza di 6-7 m, saranno ovviamente
composte, ricorrendo di volta in volta, a seconda della sollecitazione
delle membrature, a incastri, reggiature, imbullonature, incollaggi e
quant’altro le odierne tecnologie mettono a disposizione per garantire
sia le unioni che le giunzioni.
Il legno di larice, in particolare quello da impiegarsi nella sala teatrale,
per i palchi, dovrà essere esente da canastro e deviazione della
fibratura, tasche, anche minime di resina, con umidità del 120/0.
Si assume per tale materiale una tensione di sicurezza alla flessione
di 100 kg/cm2, 80 kg/cm2 per la compressione e 9 kg/cm2 per il taglio.
Il modulo E = 110.000 kg/cm2 e il peso specifico uguale a 600 kg/m3. Uguali
caratteristiche meccaniche si assumono per l’abete, ovviamente anch’esso
di 1a categoria.
Saranno comunque privilegiati e riproposti i magisteri e le tecnologie
ottocentesche, mirabilmente descritte nella relazione di T. e G. Meduna
(edizione 1849) dopo la ricostruzione del 1836. Laddove superiori esigenze
di sicurezza non possono essere rispettate con la tradizione, sarà
sopperito con gli accorgimenti tecnologici più avanzati, tenendo
però sempre presente l’obiettivo della massima aderenza alla
riproposizione delle parti così come si presentavano prima dell’incendio.
Come esempio, per non rimanere nei principi generici, si preferiranno,
nelle unioni, le bullonature, con apposite cavigliere, tipo “Geka”
o “Apple”, piuttosto che le staffature, poiché, a parità
di resistenza meccanica, nei confronti dell’incendio, i bulloni,
protetti dal legno, sono assai meno vulnerabili delle reggiature. Sempre
a proposito di fuoco, considerata la possibilità di ricorrere alle
più avanzate tecnologie di prevenzione, per la copertura della
grande sala (platea), fatta salva la riproposizione più aderente
possibile della cassa armonica prima dell’incendio (palchi, pavimento,
cielo, proscenio) che per ragioni acustiche non potrà che essere
ricostruita con assoluta fedeltà, anche materica (stesse specie
legnose), si prevede, in variante alla soluzione base in acciaio, l’uso
di capriate in legno di larice fibrorinforzato ortogonalmente, della stessa
forma e interasse delle precedenti, sfruttando le fibre vetrose anche
per l’innalzamento della resistenza alle deformazioni (mod. E) e
meccanica (s e t) oltre al fatto che le fibre impediscono la progressione
della combustione.
Nel progetto di ricostruzione, condotto in base al notevole materiale
di rilievo e diagnostico fornito dalla stazione appaltante, integrato
da rilievi in cantiere e da prove, ma soprattutto con la documentazione
storica del Meduna, in caso di ovvie, anche se mai rilevanti, discrasie
e contraddizioni, si è preferita la fonte “Meduna”
e i suoi disegni, anche perché questa fonte si dimostra sempre
di grande sensibilità per la questione acustica e ricca di precise
cognizioni tecnologiche, specie per l’impiego del legno.
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Relazione di progetto
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